CLAREA

CLAREA Visti da vicino i no tav sfuggono immediatamente a ogni facile e stereotipata definizione, presentandosi come un movimento molto particolare, trasversale ed eterogeneo, uniti dall’intento di fermare i lavori per un’opera che considerano inutile, devastante e costosissima, che è in grado di attirare persone molto diverse tra loro per convinzioni politiche, religiose e appartenenza sociale. Il primo dato da segnalare è quello anagrafico: il movimento conta tra le sue fila persone di età molto differenti tra loro, andando dai giovani, liceali e universitari, a donne anziane, le cosiddette “nonne black block”. In mezzo a un tessuto così eterogeneo e differenziato, cercherò di mettere a fuoco una componente particolare del movimento, nell’intento di oltrepassare gli stereotipi preconfezionati per una più ricca consapevolezza di ciò che realmente accade in Val di Susa. Ho così scelto di seguire, mostrare e documentare il gruppo dei cattolici della valle e non solo che si oppone al TAV, ottimo punto di partenza per immergersi nell’eterogeneità del movimento. Il gruppo da due anni combatte il cantiere con la preghiera: il loro attuale luogo di raccolta è un piccolo altare, che loro stessi hanno costruito, dedicato a Padre Pio, nel pieno della zona “cantierizzata”. Si tratta di semplici cittadini, non particolarmente politicizzati ma molto ben informati, che hanno scelto di manifestare il proprio dissenso coerentemente con la loro Fede . La zona in cui si trova l’altare è conosciuta con il nome Clarea di Chiomonte (dal nome del torrente che la attraversa) ed è attualmente militarizzata, circondata dalle barricate del cantiere e controllata da sensori di movimento e telecamere. I partecipanti vi si recano ogni giorno ed è proprio qui che è nato il gruppo, nella primavera del 2011, dall’unione del Gruppo Cattolici per la vita della Valle e vari componenti dei comitati – non necessariamente religiosi – mentre al Museo della Maddalena i no tav avevano piazzato le tende proclamando la “Libera Repubblica della Maddalena”. Dopo lo sgombero del 27 giugno 2011, il pilone della preghiera è rimasto in terra libera fino agli espropri dell’aprile del 2012 e al susseguente taglio del bosco. Lo spazio intorno al pilone diventava intanto un luogo “altro”, simbolico, dedicato alla sosta e alla meditazione. Quando il cantiere ha inglobato il pilone, il gruppo ha continuato la sua lotta creando un nuovo spazio di preghiera: un altarino con la statua di Padre Pio e una piccola immagine della Madonna di Medjugorje. Qui la preghiera continua e molte persone, venute da tutto il mondo, hanno deciso di fermarvisi a meditare. Il gruppo non è visto di buon occhio dalla Chiesa, che cerca di neutralizzare tutti i preti simpatizzanti o a favore del movimento no tav, e molti pensano che la curia torinese sia condizionata da Intesa San Paolo, che è un’importante finanziatrice per i beni e i restauri ecclesiastici e anche del TAV e delle Grandi Opere. Senza entrare in giudizi di merito sull’utilità o il danno del cantiere per il Paese, vorrei solo soffermarmi ora su alcune cifre: dall’inizio dei lavori (luglio 2011) è stato scavato solo un tunnel di circa 120 metri, in un cantiere presidiato da circa quattrocento persone, tra militari, polizia e carabinieri, (che si stima vengono a costare 90.000 euro al giorno), difesi da un doppio muro di filo spinato (normale e israeliano), un cantiere partito senza un progetto definitivo e aver ottemperato alle prescrizioni di legge.(vedi punti 64 e 65 delle 150 Ragioni contro la Torino-Lione : http://www.pro-natura.it/torino/pdf/150ragionitav2011.pdf; progetti e documenti dell’opposizione su http://www.notavtorino.org/) La voce del gruppo cattolico è, ad oggi, affidata a due blog, che trasmettono l’attività del gruppo a tutto il web: http://cattoliciperlavitadellavalle.blogspot.it/2012/03/perche-un-pilone-chiomonte.html#more http://cattoliciperlavitadellavalle.blogspot.it/2012/03/perche-come-cattolici-siamo-contrari.html#more vorrei ringraziare Renato Ramello per avermi consigliato nella scelta del soggetto, Gabriella Tittonel e tutto il gruppo dei cattolici della valle per la disponibilità, Ohara Sherko per aver riordinato i miei pensieri sconnessi, Giulia, Luca e Valerio per l’editing

 
CLAREA
 
Visti da vicino i no tav sfuggono immediatamente a ogni facile e stereotipata definizione, presentandosi come un movimento molto particolare, trasversale ed eterogeneo, uniti dall’intento di fermare i lavori per un’opera che considerano inutile, devastante e costosissima, che è in grado di attirare persone molto diverse tra loro per convinzioni politiche, religiose e appartenenza sociale.
Il primo dato da segnalare è quello anagrafico: il movimento conta tra le sue fila persone di età molto differenti tra loro, andando dai giovani, liceali e universitari, a donne anziane, le cosiddette “nonne black block”.
In mezzo a un tessuto così eterogeneo e differenziato, cercherò di mettere a fuoco una componente particolare del movimento, nell’intento di oltrepassare gli stereotipi preconfezionati per una più ricca consapevolezza di ciò che realmente accade in Val di Susa.
Ho così scelto di seguire, mostrare e documentare il gruppo dei cattolici della valle e non solo che si oppone al TAV, ottimo punto di partenza per immergersi nell’eterogeneità del movimento.
 
Il gruppo da due anni combatte il cantiere con la preghiera: il loro attuale luogo di raccolta è un piccolo altare, che loro stessi hanno costruito, dedicato a Padre Pio, nel pieno della zona “cantierizzata”.
Si tratta di semplici cittadini, non particolarmente politicizzati ma molto ben informati, che hanno scelto di manifestare il proprio dissenso  coerentemente con la loro Fede .
La zona in cui si trova l’altare è conosciuta con il nome Clarea di Chiomonte (dal nome del torrente che la attraversa) ed è attualmente militarizzata,  circondata dalle barricate del cantiere e controllata da sensori di movimento e telecamere. I partecipanti vi si recano ogni giorno ed è  proprio qui che è nato il gruppo, nella primavera del 2011, dall’unione del Gruppo Cattolici per la vita della Valle e vari componenti dei comitati – non necessariamente religiosi – mentre al Museo della Maddalena i no tav avevano piazzato le tende proclamando la “Libera Repubblica della Maddalena”.
Dopo lo sgombero del 27 giugno 2011, il pilone della preghiera è rimasto in terra libera fino agli espropri dell’aprile del 2012 e al susseguente taglio del bosco.
Lo spazio intorno al pilone diventava intanto un luogo “altro”, simbolico, dedicato alla sosta e alla meditazione.
Quando il cantiere ha inglobato il pilone, il gruppo ha continuato la sua lotta creando un nuovo spazio di preghiera: un altarino con la statua di Padre Pio e una piccola immagine della Madonna di Medjugorje. Qui la preghiera continua e molte persone, venute da tutto il mondo, hanno deciso di fermarvisi a meditare.
 
Il gruppo non è visto di buon occhio dalla Chiesa, che  cerca di neutralizzare tutti i preti simpatizzanti o a favore del movimento no tav,  e molti pensano che  la curia torinese  sia condizionata da Intesa San Paolo,  che è un’importante  finanziatrice per i beni e i restauri ecclesiastici e anche del TAV e delle Grandi Opere.
 
Senza entrare in giudizi di merito sull’utilità o il danno del cantiere per il Paese, vorrei solo soffermarmi ora su alcune cifre:  dall’inizio dei lavori (luglio 2011) è stato scavato solo un tunnel di  circa 120 metri,  in un cantiere presidiato da circa quattrocento persone, tra militari, polizia e carabinieri, (che si stima vengono a costare 90.000 euro al giorno), difesi da un doppio muro di filo spinato (normale e israeliano), un cantiere partito senza un progetto definitivo e aver ottemperato alle prescrizioni di legge.(vedi punti 64 e 65 delle 150 Ragioni contro la Torino-Lione : http://www.pro-natura.it/torino/pdf/150ragionitav2011.pdf; progetti e documenti dell’opposizione su http://www.notavtorino.org/)
 
La voce del gruppo cattolico è, ad oggi, affidata a due blog, che trasmettono l’attività del gruppo a tutto il web:
http://cattoliciperlavitadellavalle.blogspot.it/2012/03/perche-un-pilone-chiomonte.html#more
http://cattoliciperlavitadellavalle.blogspot.it/2012/03/perche-come-cattolici-siamo-contrari.html#more
 
 
 
vorrei ringraziare Renato Ramello per avermi consigliato nella scelta del soggetto, Gabriella Tittonel e tutto il gruppo dei cattolici della valle per la disponibilità, Ohara Sherko per aver riordinato i miei pensieri sconnessi, Giulia, Luca e Valerio per l’editing
 
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